Scrittrice del mese: Beatrice Pera e il suo esordio Bagliori (Einaudi)

Scrittrice del mese: Beatrice Pera e l’esordio incendiario di «Bagliori»

La rubrica Scrittori del mese nasce per seguire le voci che arrivano per la prima volta in libreria, prima che il rumore dei premi e delle classifiche decida per noi chi vale la pena leggere. Questo mese mi soffermo su un esordio uscito a marzo per Einaudi, nella collana Unici, che ho continuato a vedere citato nelle rassegne dedicate agli esordienti del 2026 e che merita più di una segnalazione veloce: Bagliori di Beatrice Pera.

Una precisazione di metodo, come al solito: i dati biografici, editoriali e di trama riportati qui sotto sono verificati sulla scheda dell’editore, sulle rassegne dedicate agli esordi e su una recensione critica che cito in chiusura. Dove riporto un giudizio è il mio, e lo distinguo da ciò che il libro racconta.

Chi è Beatrice Pera

Beatrice Pera è nata a Ceva, in provincia di Cuneo, nel 1994, e vive a Torino. Da qualche anno, accanto alla scrittura, lavora come tour leader in giro per il mondo, un mestiere che ha a che fare con il movimento, con i luoghi attraversati e lasciati, e che non è difficile ritrovare in filigrana nella sua narrativa, tutta costruita su persone che partono, ritornano e provano a rimettere insieme i pezzi. Bagliori è il suo primo romanzo, e arriva in una collana, Unici, che Einaudi riserva proprio alle nuove voci della narrativa italiana. Nelle settimane successive all’uscita l’autrice ha portato il libro in giro per presentazioni, dal circuito degli incontri dedicati agli esordi fino alle rassegne di provincia, segno di un debutto seguito con attenzione dalla casa editrice.

La storia di «Bagliori»

Il romanzo mette al centro due donne che si incontrano un pomeriggio di settembre davanti a un consultorio. Camelia ha diciotto anni ed è cresciuta al Coccio, una casa-famiglia dell’entroterra ligure gestita da una suora silenziosa e severa: non conosce i propri genitori, ma è abituata a pensarsi dentro un gruppo, circondata da ragazzi che considera fratelli e sorelle. Dalila ne ha trenta, vive sola con la figlia Lucia in una casa rifugio così cupa da essersi guadagnata il soprannome di «Overlook», l’albergo di Shining. La prima non sa ancora cosa fare della propria vita; la seconda parla, spiega, inventa il passato e il futuro con una furia verbale che riempie ogni silenzio. Tra loro l’amicizia si impone subito con la forza delle cose inevitabili: le sigarette, le telefonate notturne, le ore passate distese in un campo a raccontarsi, fino alla decisione di andare a vivere insieme in una casa della Val Bormida.

Da lì comincia il vero movimento del libro, che è insieme un romanzo di formazione e il ritratto di una famiglia scelta. Camelia trova lavoro al bancone di un locale, impara a pagare un affitto, scopre la libertà di non dover rendere conto a nessuno e cresce accanto a Lucia, che diventa figlia di entrambe. Sotto la superficie, però, lavora una corrente più scura: le dipendenze da alcol e sostanze, le relazioni con gli uomini che attraggono Camelia proprio nella misura in cui le fanno male, le voci che spingono Dalila verso l’autodistruzione. Pera organizza la materia in quattro parti che prendono il nome dalle fasi di un incendio — Innesco, Propagazione, Flashover, Raffreddamento — e affida la narrazione alla voce di Camelia, che racconta dall’interno la costruzione e il rischio di rovina di questo legame.

Perché vale la pena leggerlo

La prima cosa che colpisce è l’architettura. La scelta di scandire il romanzo con la terminologia del fuoco ha una funzione precisa, perché agisce come una struttura interna che governa il ritmo: ogni amicizia che riscalda porta con sé la possibilità di bruciare, e la storia di Camelia e Dalila avanza per accensioni e raffreddamenti, secondo una logica che il lettore impara a riconoscere e a temere. È una forma di controllo del materiale che raramente si trova in un esordio, e che dialoga con il tema della voce narrante inattendibile di cui ho scritto nella mia rubrica di tecnica narrativa: chi racconta è dentro l’incendio, e la sua prospettiva orienta ciò che possiamo sapere.

C’è poi il modo in cui Pera lavora sull’idea di famiglia. Camelia e Dalila non hanno radici da cui ripartire, eppure provano a costruire qualcosa che assomigli a una casa, con tutti i difetti e gli inciampi del caso. Questo nucleo imperfetto – due donne ferite e una bambina – diventa il vero argomento del libro, e tiene insieme il discorso sulla cura e quello sull’autosabotaggio senza mai cercare la consolazione facile. È un terreno che chi segue la narrativa fuori dai grandi cataloghi conosce bene, perché la famiglia non convenzionale è da anni uno dei nodi più vivi della scrittura contemporanea, anche nel lavoro di realtà editoriali indipendenti come Subway Press.

Mi interessa infine la componente più cupa, quella che rende Bagliori un libro affine alle atmosfere che frequento da lettrice e da autrice. Il richiamo esplicito all’Overlook di Shining, la casa rifugio che pare assorbire le sue ospiti, lo sfondo della Val Bormida con le sue fabbriche di coloranti che hanno avvelenato aria e acque: sono elementi che spostano il romanzo di formazione verso una zona di disagio quasi gotica, nella tradizione di una scrittura del perturbante domestico che pensa a Shirley Jackson. Il paesaggio industriale non resta decorazione, perché entra nel racconto come una presenza tossica che riflette il movimento interiore delle protagoniste. La critica che ha letto il libro ha messo l’accento proprio sulla maturità espressiva di certi passaggi e sulla fame di vita che attraversa i dialoghi, e su questo concordo: la prosa di Pera tiene insieme durezza e tenerezza con una mano sorprendentemente ferma.

Resta qualche zona di squilibrio, com’è quasi fisiologico in un primo romanzo: la spinta centrifuga delle due protagoniste, che le porta a non risparmiarsi nulla, in alcuni tratti rischia di appiattire i personaggi di contorno, tutti volutamente «sghembi» e incapaci di darsi un centro. È un prezzo che il libro paga alla propria coerenza, e che non intacca la riuscita complessiva.

Dove trovarlo, e cosa aspettarsi

Bagliori è in libreria dal marzo 2026, edito da Einaudi nella collana Unici, 320 pagine. È un esordio che consiglio a chi cerca una narrativa italiana capace di raccontare le periferie affettive senza retorica, e a chi ama le storie in cui la tenerezza convive con il rischio. Tornerò sul lavoro di Beatrice Pera quando arriverà il secondo libro, che sarà la prova vera di una voce; per ora resta uno degli esordi della stagione su cui vale la pena puntare. Per altri consigli di lettura potete passare dalla mia rassegna delle Recensioni, mentre le novità del mese le trovate nella rubrica Nuove storie.

Fonti consultate:

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Allison Lister