Scrivere, per me, significa attraversare gli spazi sottili delle storie: silenzi, gesti interrotti, parole che si spostano tra realtà e immaginazione.
Ogni libro nasce da un’immagine minima — una stanza, una voce, un oggetto — che diventa il punto di partenza per indagare relazioni, identità e tempo.
Le mie storie si muovono tra intimità e osservazione, cercando la precisione di uno sguardo più che la grande rivelazione.
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Intimità femminile
Raccontare la complessità dei legami, le crepe sottili delle relazioni, la forza dei gesti quotidiani.
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Memoria quotidiana
Annotare il presente, conservare il fragile equilibrio tra ciò che resta e ciò che scompare.
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Tempo sospeso
Esplorare i momenti di attesa, gli intervalli che separano un prima e un dopo.
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Relazioni che cambiano
Indagare come l’affetto, la distanza e il linguaggio trasformano il modo in cui ci riconosciamo.
Il mio obiettivo è restituire alle storie uno spazio concreto, dove la scrittura diventa strumento di ascolto.
Nel mio lavoro la revisione è una forma di cura: riscrivere significa capire meglio cosa voglio davvero raccontare.
Da lì costruisco una mappa di collegamenti: luoghi, tempi, oggetti, suoni.
È uno spazio dedicato alla parte invisibile della scrittura — quella che di solito resta nei quaderni o tra le revisioni.
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