
Scrittori del mese: Gianluca Nativo e la geografia del primo amore
Nella rubrica Scrittori del mese torniamo a seguire le voci che tengono aperta la narrativa italiana contemporanea, e questa volta ci fermiamo su un autore che ha scelto di raccontare il primo amore come una questione di geografia, di distanze da colmare e di città che si rincorrono. Si chiama Gianluca Nativo, è nato a Mugnano di Napoli nel 1990, vive e insegna a Milano, e nel giro di due romanzi pubblicati da Mondadori ha costruito un mondo narrativo riconoscibile, fatto di ragazzi in bilico fra l’adolescenza che finisce e la vita adulta che comincia a chiedere il conto.
Una voce cresciuta ai margini della città
Prima dei romanzi arrivano i racconti, pubblicati su riviste letterarie come Nuovi Argomenti e Altri Animali, con un testo tradotto per The Stinging Fly, la rivista irlandese diretta da Sally Rooney: un percorso di apprendistato che spiega la cura della frase e l’attenzione al dettaglio che si ritrovano nei libri maggiori. Nativo racconta di essere cresciuto a otto chilometri dal centro di Napoli, in una periferia nord che descrive senza indulgenza, e proprio da quella distanza nasce il suo rapporto con la città: «Ho imparato ad amare la mia città più tardi e non vivendoci, ma leggendola», ha scritto su ilLibraio.it, spiegando come i libri di Domenico Rea, di Starnone e le antologie di racconti napoletani gli avessero insegnato a vedere tridimensionale un quartiere che da pendolare gli sembrava soltanto un luogo di passaggio.
La convinzione che ne deriva attraversa tutta la sua scrittura: «Buona parte di Napoli, soprattutto la sua periferia nord, è, e mi auguro sarà per me, un’inesauribile fonte di storie». È una dichiarazione di poetica che tiene insieme appartenenza e libertà, perché Nativo ha anche deciso, con il secondo romanzo, di sganciarsi dall’etichetta di scrittore napoletano e di lasciare che i suoi personaggi partano davvero, verso l’Inghilterra e poi verso Milano.
Dall’esordio a Polveri sottili
Il debutto arriva nel 2021 con Il primo che passa, uscito per Mondadori nella collana Strade Blu, il romanzo che lo presenta al pubblico e che fissa fin da subito i suoi temi: i corpi giovani, il desiderio, la periferia come teatro di formazione. Due anni dopo, il 29 agosto 2023, esce il secondo romanzo, Polveri sottili, che allarga lo sguardo e sposta la vicenda su tre città, mettendo alla prova la tenuta di una storia d’amore attraverso il tempo e lo spazio.
La trama segue Eugenio e Michelangelo, due ragazzi che si incontrano nei vicoli del quartiere universitario di Napoli quando hanno vent’anni, con un piede ancora nell’adolescenza e uno già nell’età adulta. Eugenio, fresco di laurea in medicina, è ambizioso e razionale; Michelangelo, che l’autore descrive goffo e contemplativo, passa le giornate a rifinire la tesi in filologia e coltiva il sogno della scrittura. Le famiglie, gli amici e la città li accolgono con naturalezza, e per una stagione i due si sentono capaci di superare qualsiasi ostacolo, compresa la partenza di Eugenio per la specializzazione in Inghilterra. «E se venissi con te?», azzarda Michelangelo, e sei mesi dopo i due dividono una stanza in un sobborgo a sud di Londra.
È qui che il romanzo mostra la sua parte più acuta, nel modo in cui il sogno inglese rivela le prime crepe: i turni massacranti in ospedale per Eugenio, un corso di lingua scadente per Michelangelo, i pazienti che storcono il naso davanti all’accento italiano, la sensazione avvilente di essere gli ultimi arrivati. Quando la relazione sembra sul punto di rompersi, Michelangelo riceve una proposta da Milano, e comincia un inseguimento amoroso che si dipana fra tre città e infiniti voli aerei, nel tentativo di colmare una distanza che si allarga giorno dopo giorno.
La distanza come materia narrativa
Quello che rende interessante Nativo, dal punto di vista della tecnica, è la scelta di costruire un romanzo sentimentale su una struttura quasi geografica, dove ogni città corrisponde a una fase del rapporto e a un diverso equilibrio di potere fra i due protagonisti. Napoli è il luogo dell’origine e della leggerezza, Londra quello della prova e dello spaesamento, Milano quello dell’ambizione professionale che rischia di prevalere sull’amore. L’autore lavora sulla domanda che tiene insieme il libro, cioè a cosa dare la priorità fra il futuro e il legame affettivo, e la lascia aperta abbastanza a lungo da portare il lettore a condividere la stessa incertezza dei personaggi.
C’è poi la questione dell’identità queer, che nei romanzi di Nativo non diventa mai un tema dimostrativo: l’amore fra Eugenio e Michelangelo viene raccontato nella sua concretezza quotidiana, dentro le stanze condivise e i turni di lavoro, con la stessa naturalezza con cui la città li accoglie all’inizio. Per un blog che segue da vicino la narrativa LGBTQ+, questa scelta di rappresentazione, priva di enfasi e attenta alla vita reale dei personaggi, è uno dei motivi per cui vale la pena leggerlo.
Perché seguirlo
Gianluca Nativo appartiene a quella generazione di autori italiani che sta ridisegnando i confini del romanzo di formazione, tenendo insieme il radicamento in un territorio e il desiderio di andarsene, la lingua letteraria e il parlato dei vent’anni. Chi ha amato Il primo che passa troverà in Polveri sottili una scrittura più matura e una struttura più ambiziosa; chi lo scopre adesso può cominciare dal secondo romanzo, disponibile per Mondadori anche in edizione tascabile ed ebook, e recuperare poi l’esordio.
Per approfondire, si possono leggere l’intervista dell’autore su ilLibraio.it e la scheda di Polveri sottili sul sito Mondadori. Il volume è acquistabile anche su Amazon.
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