Quando una storia prende il controllo: scrivere di streghe, revisioni e i tempi che non rispettano le scadenze

Quando una storia prende il controllo: scrivere di streghe, revisioni e i tempi che non rispettano le scadenze

C’è un momento nella vita di ogni scrittore in cui una storia smette di obbedire. Avevi pianificato tutto, sapevi dove doveva andare, quanto doveva essere lunga, quando doveva uscire. E poi qualcosa cambia. I personaggi cominciano a parlare con una voce che non avevi previsto. Le pagine si moltiplicano. La trama prende strade laterali che sulla mappa non esistevano.

Sto vivendo esattamente questo con la mia nuova storia. Per settimane ho creduto che sarebbe rimasta breve, un racconto contenuto, qualcosa da pubblicare per Halloween e via. Invece le pagine hanno cominciato ad allungarsi, i personaggi a chiedere spazio, le voci a intrecciarsi in modo diverso da come avevo immaginato. E ora mi ritrovo con qualcosa di più grande tra le mani, qualcosa che non ha ancora finito di rivelarsi.

Il fascino inquieto delle streghe

Al centro di questa storia ci sono le streghe, ma non quelle che vi aspettate. Non parlo di figure di potere o di leggenda, non di donne che dominano gli elementi o lanciano maledizioni dal profondo dei boschi. Quelle sono state raccontate mille volte, e meravigliosamente. La mia prospettiva è diversa.

Mi interessa la strega come riflesso di ciò che si eredita. Come simbolo di quella paura sotterranea che molte donne conoscono bene: la paura di diventare come qualcuno che ci ha preceduto, di ripetere gli stessi errori, di scoprire dentro di sé la stessa oscurità che abbiamo visto in altri. Mi interessa il confine sottile, quasi invisibile, tra il gesto che guarisce e quello che corrompe.

Perché la strega, nella sua essenza più profonda, non è solo la donna che fa magie. È la donna che conosce. Quella che sa dove trovare le erbe giuste, che capisce il corpo umano, che sussurra le parole che calmano o che feriscono. È guaritrice e avvelenatrice insieme, a seconda di come usi ciò che sa. E questa ambiguità mi affascina tremendamente.

In questa storia, le streghe non sono separate dal mondo ordinario. Vivono nelle famiglie, si tramandano segreti di madre in figlia, lasciano eredità che pesano come pietre. E le protagoniste devono fare i conti non tanto con incantesimi o rituali, quanto con la domanda più semplice e terribile: cosa farei io, al loro posto? Dove finisce l’aiuto e dove comincia il danno?

Quando le storie decidono i loro tempi

Avevo immaginato di pubblicare questa storia il trentuno ottobre. Halloween sembrava la data perfetta, simbolica, giusta per una narrazione che parla di eredità oscure e di donne che conoscono troppo. Invece la storia ha i suoi tempi, e questa volta ha deciso di prenderseli tutti.

Devo essere onesta: all’inizio mi ha frustrato. Avevo promesso a me stessa una scadenza, avevo già immaginato la copertina, pensato al titolo definitivo, visualizzato il momento della pubblicazione. E invece eccomi qui, ancora a scrivere, ancora a scoprire pezzi di trama che non sapevo esistessero.

Ma poi ho capito una cosa importante, qualcosa che ogni scrittore prima o poi deve accettare: le storie sanno meglio di noi quando sono pronte. Puoi forzarle, certo. Puoi tagliare, comprimere, pubblicare comunque. Ma quando lo fai senti quella sensazione sgradevole, come se avessi mandato fuori nel mondo qualcosa di incompiuto, qualcosa che sussurra “non ero ancora pronta”.

Questa volta ho scelto di ascoltare. La storia mi sta dicendo che ha bisogno di più tempo, che ci sono voci che devono ancora trovare il loro tono, scene che devono ancora respirare. E io sto imparando a fidarmi di questo processo, anche quando significa rinunciare alla data simbolica, anche quando significa ammettere pubblicamente che no, non ce l’ho fatta per Halloween.

Le lezioni di Fine semestre con delitto

Se c’è una cosa che ho imparato con Fine semestre con delitto, è che la revisione è importante quanto la scrittura. Anzi, forse di più. La prima stesura ti dà l’energia, l’entusiasmo, la scoperta. Ma è nella revisione che costruisci davvero la storia, che trovi la sua voce autentica, che elimini tutto ciò che non serve.

Con Fine semestre con delitto avevo corso troppo. L’avevo pubblicato quando credevo fosse pronto, ma dentro di me sapevo che c’erano ancora passaggi deboli, dialoghi che suonavano forzati, snodi narrativi che potevano funzionare meglio. E i lettori più attenti, quelli che leggono davvero, se ne sono accorti. Non me l’hanno detto tutti, ma alcuni sì. E avevano ragione.

Questa volta voglio fare le cose diversamente. Voglio prendermi il tempo di rileggere, di tagliare, di riscrivere le scene che ancora non mi convincono. Voglio che ogni dialogo suoni vero, che ogni gesto abbia un peso, che ogni silenzio conti. Non voglio più quella sensazione di aver lasciato andare qualcosa troppo presto.

Cercherò quindi di non commettere gli stessi errori. So che suona ambizioso, forse ingenuo. Ogni libro è diverso, ogni storia presenta i suoi problemi specifici. Ma almeno posso portare con me quello che ho imparato: la pazienza, l’attenzione, il coraggio di aspettare finché non sono davvero sicura.

La verità sull’autopubblicazione

Ora vi dico una cosa senza filtri, perché è così che ho sempre parlato con voi: certo, sarebbe meglio affidarsi a un correttore di bozze professionale. Lo so. Lo sapete. Lo sanno tutti.

Un correttore esperto vede quello che tu, dopo aver letto e riletto il tuo testo cento volte, non vedi più. Trova gli errori che il tuo cervello ormai salta automaticamente, suggerisce miglioramenti che non ti sarebbero mai venuti in mente, ti salva da strafalcioni imbarazzanti. È un investimento che migliora drasticamente la qualità finale del lavoro.

Ma vi dirò la verità: per ora non posso permettermelo.

E questa è una delle realtà più dure dell’autopubblicazione che spesso non viene detta. Si parla molto di libertà creativa, di controllo totale sul proprio lavoro, di quanto sia democratico poter pubblicare senza passare per editori e agenti. Tutto vero. Ma si parla poco dei costi, del fatto che ogni servizio professionale va pagato, che tra editing, correzione bozze, impaginazione, copertine, promozione, i numeri si sommano rapidamente.

Per questo continuo con le autopubblicazioni, i podcast, YouTube e Ko-fi, sperando che un giorno tutto questo possa servire anche a permettermi un correttore professionista. Nel frattempo faccio del mio meglio da sola, uso tutti gli strumenti che posso, rileggo fino alla nausea, chiedo feedback quando possibile.

Non è l’ideale. Lo so. Ma è quello che posso fare adesso, ed è comunque meglio di non scrivere affatto, di aspettare un futuro ipotetico in cui avrò tutti i mezzi necessari. Le storie vanno scritte adesso, con i mezzi che hai adesso. Poi migliorerai, crescerai, magari un giorno avrai quel correttore. Ma intanto scrivi.

Un Halloween che non vi lascia a bocca asciutta

Nel frattempo, per Halloween non vi lascio con nulla in mano. So che molti di voi stavano aspettando questa nuova storia, e mi dispiace farvi aspettare ancora. Ma ho qualcosa per voi comunque.

Lo so, per le fan only queer questa volta non è queer. Mi dispiace davvero. So che molte di voi hanno apprezzato quella dimensione nelle mie storie precedenti, e ci tornerò sicuramente. Ma per questa specifica narrazione volevo qualcosa di diverso. Volevo qualcosa di semplice, angosciante, senza etichette. E, per una volta, senza amore.

Perché l’horror non ha sempre bisogno di una relazione romantica al centro. A volte la paura più vera nasce da altro: dall’isolamento, dalla perdita di controllo, dalla scoperta che il mondo non funziona come pensavi. Volevo esplorare questo tipo di terrore, quello che non si risolve con un abbraccio o una dichiarazione.

Su Amazon trovate il racconto breve La classe che non c’era. È una storia breve ma intensa, perfetta per una lettura serale quando fuori fa già buio presto. Parla di assenze, di cose che dovrebbero esserci ma non ci sono, di quel tipo particolare di inquietudine che viene dalla mancanza piuttosto che dalla presenza.

Potete trovarlo qui: https://amzn.to/4hbSBKk

E se preferite ascoltare piuttosto che leggere, su YouTube c’è la storia audio L’Ascoltatrice. L’ho registrata pensando proprio a quelle serate d’autunno in cui vuoi qualcosa che ti faccia compagnia mentre prepari la cena o ti sistemi per la notte, qualcosa che ti metta un po’ a disagio ma in quel modo piacevole che cerchiamo nell’horror.

La trovate qui: https://www.youtube.com/watch?v=rT1-lIl2JI4

Il coraggio di dire “non ancora”

La cosa più difficile per uno scrittore, soprattutto quando sei all’inizio, quando stai ancora cercando di costruire un pubblico, è dire “non ancora”. C’è sempre la paura di deludere, di perdere l’attenzione delle persone, di sembrare poco professionale o disorganizzato.

Ma ho imparato che c’è qualcosa di peggio: pubblicare qualcosa prima che sia pronto. Perché quella delusione non è temporanea, resta attaccata al testo per sempre. I lettori non dimenticheranno che quella storia non funzionava bene, anche se poi ne pubblicherai altre migliori.

Quindi sì, questa nuova storia sulle streghe uscirà più avanti, quando avrà trovato la sua forma definitiva. Quando saprò che ogni parola è al posto giusto, quando i personaggi avranno detto tutto quello che devono dire, quando il finale risuonerà nel modo giusto.

E spero che voi, che mi seguite e mi sostenete, possiate capire questa scelta. Spero che possiate vedere in questo non un fallimento o un ritardo, ma un rispetto per la storia e per voi che la leggerete. Perché vi meritate il meglio che posso darvi, non una versione affrettata che pubblico solo per rispettare una scadenza simbolica.

Scrivere è anche questo

Alla fine, scrivere è anche questo: imparare quando insistere e quando mollare la presa, quando spingere e quando aspettare. È un equilibrio delicato che nessuno ti insegna davvero, che devi scoprire storia dopo storia, errore dopo errore.

È accettare che a volte il tuo piano non funziona, che la storia che pensavi di scrivere non è quella che sta venendo fuori, che i tempi che avevi immaginato non erano realistici. È avere l’umiltà di dire “mi sono sbagliata” e il coraggio di ricominciare.

È anche condividere questo processo con voi, mostrarvi non solo i successi ma anche le difficoltà, le incertezze, i momenti in cui non so bene cosa sto facendo ma continuo comunque. Perché forse qualcuno di voi sta scrivendo anche lui, sta lottando con i suoi tempi e le sue storie, e magari leggere che non è l’unico può aiutare.

Quindi eccoci qui. La storia delle streghe cresce, io imparo, voi aspettate. E nel frattempo ci sono altre storie da leggere, altre voci da ascoltare, altri Halloween da celebrare. Quello delle streghe arriverà quando sarà davvero pronto. E varrà l’attesa.

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Allison Lister