
Tornano Tutte: quando una storia chiede più tempo del previsto
Due anni. Avrei dovuto scrivere questo romanzo in sei mesi, massimo un anno. Invece ci ho messo due anni. E no, non perché avessi il blocco dello scrittore o perché la vita mi abbia travolto con eventi drammatici. Semplicemente, “Tornano tutte tranne quella giusta” non voleva uscire come l’avevo immaginato.
All’inizio pensavo di scrivere una storia semplice: Giulia incontra una ragazza, questa ragazza la fa soffrire, Giulia incontra qualcun altro, ed è quella giusta, fine. Lieto fine, magari con una proposta romantica sotto la pioggia e un bacio al tramonto. Il problema è che più scrivevo, più mi rendevo conto che non funzionava. Era falso. Era una storia che avevo già letto cento volte, e sinceramente non avevo voglia di aggiungere il romanzo numero centouno a quella lista.
Giulia non è il tipo di persona che incontra qualcuno e capisce subito che è “quella giusta“. Giulia è il tipo di persona che ripete gli stessi errori perché le sembrano familiari. Perché la prima ragazza che ha incontrato, con tutte le sue sparizioni e le sue scuse vaghe, le dà quella sensazione di “già visto” che in qualche modo la rassicura. L’altra, invece, è troppo presente. Troppo sana. Troppo diversa da quello a cui Giulia è abituata. E io, mentre scrivevo, continuavo a chiedermi: come fai a far scegliere a Giulia qualcosa di diverso quando tutto il suo cervello le dice di tornare al pattern che conosce?
La risposta? Non lo fa. Non subito, almeno.
Ho dovuto riscrivere il libro tre volte. La prima versione era troppo leggera, quasi una commedia romantica. La seconda era troppo cupa, sembrava che Giulia non avesse via d’uscita. La terza… la terza finalmente aveva il tono giusto. Ironica ma onesta. Leggera ma vera. Giulia fa errori, ma non perché è stupida. Li fa perché è umana. E le persone umane non cambiano dall’oggi al domani solo perché incontrano qualcuno di meglio.
Scrivere di ritorni
Il titolo, “Tornano tutte tranne quella giusta“, è arrivato dopo la prima stesura del libro. È una di quelle frasi che ti rimangono in testa e non se ne vanno. L’idea del ritorno mi ha sempre affascinato. Non il ritorno romantico, tipo “l’amore della mia vita torna dopo anni e ci ritroviamo”. No, il ritorno fastidioso. Quello che non vorresti, ma che puntualmente si presenta.
Caterina, l’ex storica di Giulia, torna nei suoi pensieri. I vecchi schemi tornano. È come quando pensi di aver superato un problema e poi, in un momento di debolezza, eccolo lì di nuovo. Ti manda un messaggio alle tre di notte e tu rispondi. Perché? Boh. Perché sì.
Scrivere questi ritorni è stato difficile. Dovevo far capire al lettore che Giulia non è masochista, non cerca attivamente il dolore. Semplicemente, a volte è più facile tornare a quello che conosci, anche se ti fa male, piuttosto che rischiare con qualcosa di nuovo. È umano. È frustrante. Ma è vero.
E la parte più difficile? Far capire che anche quella “giusta” non è una soluzione magica. Non arriva e risolve tutti i problemi di Giulia. Giulia deve risolverli da sola. E la “ragazza giusta” può solo aspettare. E a volte, aspettare è la cosa più difficile.
Amicizie perdute (e ritrovate)
All’inizio del libro, avevo pensato di concentrarmi solo sulla storia d’amore. Poi mi sono resa conto che le amicizie di Giulia sono più importanti delle sue storie d’amore. Alisa e Antonella, Luca, sono quelli che restano. Sempre. Anche quando Giulia fa cazzate (e ne fa parecchie), loro ci sono.
Ho perso amicizie nella mia vita. Ho avuto amiche che sono sparite, altre che sono tornate dopo anni, altre ancora che sono rimaste costanti come un orologio svizzero. E quando scrivevo le scene con Alisa, Antonella e Luca, pensavo a quelle persone. A quelle conversazioni notturne dove ti dicono “ma sei sicura?”, a quelle birre dove non serve parlare perché tanto si capisce già tutto.
La “famiglia scelta” è un concetto che nella comunità LGBTQ+ è particolarmente sentito. Non sempre la famiglia biologica ti sostiene, non sempre capisce. Ma gli amici? Quelli li scegli tu. E Giulia, per quanto faccia errori con le donne, ha scelto bene gli amici.
Scrivere queste dinamiche ha richiesto tempo. Volevo che Alisa, Antonella e Luca non fossero solo “i migliori amici della protagonista”, ma persone vere. Con le loro vite, i loro problemi, le loro storie. E questo è quello che li rende importanti per Giulia.
Processo creativo: judo, programmazione e videogiochi
Giulia non è solo una donna che si innamora delle persone sbagliate. Giulia lavora, fa sport, ha passioni. Programma per vivere, pratica judo per sfogarsi, e a un certo punto del libro decide di fondare il suo studio di videogiochi. Perché? Perché volevo che Giulia avesse una vita oltre le storie d’amore.
Troppo spesso nei romanzi rosa la protagonista vive solo in funzione della storia d’amore. Il suo lavoro è un dettaglio, i suoi hobby sono un pretesto per incontrare qualcuno. Io volevo che Giulia fosse una persona completa. Il judo le dà disciplina, la programmazione le dà indipendenza economica, i videogiochi le danno un progetto tutto suo.
E sì, questi dettagli hanno allungato i tempi di scrittura. Dovevo documentarmi sul judo, parlare con programmatori, capire come funziona la creazione di un piccolo studio indie. Ma ne è valsa la pena. Giulia non è solo “la protagonista di un romanzo rosa LGBTQ+”. È una programmatrice di trentasei anni che vive a Roma e che, tra un allenamento e l’altro, cerca di capire cosa vuole davvero dalla vita.
Due anni dopo
Ora che il libro è quasi finito (preordinabile su Amazon), quasi pubblicato e quasi pronto per essere letto, guardo indietro a questi due anni e penso: ne è valsa la pena? Sì. Avrei potuto pubblicare qualcosa prima, qualcosa di più semplice, più commerciale. Ma non sarebbe stato questo libro. E questo libro, con tutti i suoi difetti e le sue imperfezioni, è quello che volevo scrivere.
“Tornano tutte tranne quella giusta” uscirà a febbraio. È un romanzo queer ambientato a Roma, tra uffici web, locali notturni e palestre di judo. Racconta di Giulia, dei suoi errori, delle sue amicizie e delle donne che entrano ed escono dalla sua vita. Non è una storia con lieto fine garantito. Non è una storia dove tutto si risolve con un bacio. Ma è una storia onesta. E spero che questo basti.
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A febbraio, ci vediamo con Giulia.
Allison
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Se vuoi conoscere Giulia prima dell’uscita del libro, puoi ascoltare il podcast Quasi diario di Giulia, disponibile sul mio canale YouTube.
