Tornano tutte tranne quella giusta

Appunti pre-lancio: paure e speranze – Tornano tutte, tranne quella giusta

Mancano poche settimane al lancio di “Tornano tutte, tranne quella giusta” e le notti sono più corte. Non per l’eccitazione, ma per quella forma particolare di ansia che arriva quando un progetto su cui hai lavorato per anni sta per uscire nel mondo e smettere di essere solo tuo.

Ho già pubblicato altri libri. “Fine semestre con delitto” nel 2025, “Quel giorno al supermercato” poco tempo dopo. Entrambi sono stati esperienze che mi hanno insegnato cose diverse, non tutte piacevoli. Il primo l’ho lanciato con troppa fretta, convinta che la velocità fosse più importante della qualità. Il secondo l’ho sovracaricato di aspettative, immaginando un successo che non è arrivato. Entrambi mi hanno lasciato con la sensazione di aver fatto qualcosa di sbagliato, anche se non riuscivo a capire esattamente cosa.

Adesso, a pochi giorni dal lancio di febbraio, mi ritrovo a fare i conti con le stesse paure. E con alcune nuove.

Le paure concrete

La prima paura è banale ma reale: ripetere gli stessi errori. Con “Fine semestre con delitto” ho pubblicato troppo in fretta. Ero convinta di aver fatto un buon lavoro di revisione, ma rileggendolo oggi vedo tutte le crepe. Dialoghi che suonano falsi, personaggi poco sviluppati, una trama che accelera nei punti sbagliati. Non era pronto, ma l’ho mandato fuori lo stesso perché mi ero convinta che aspettare fosse peggio che pubblicare imperfetto.

Con “Quel giorno al supermercato” ho fatto l’opposto. Ho revisionato ossessivamente, cambiato la struttura tre volte, riscritto interi capitoli. Il risultato era migliore tecnicamente, ma aveva perso spontaneità. Era diventato troppo controllato, troppo lavorato. E quando è uscito, non ha trovato il pubblico che speravo.

Ora, con “Tornano tutte“, mi chiedo se ho trovato il giusto equilibrio o se sto ripetendo uno dei due errori. Ho revisionato per mesi, ma senza diventare ossessiva. Ho lasciato che i personaggi mantenessero la loro voce naturale, anche quando non era perfettamente pulita. Ma è abbastanza? È troppo?

La seconda paura riguarda il tono. “Tornano tutte” è più leggero dei miei lavori precedenti. C’è ironia, ci sono momenti divertenti, la protagonista fa battute su se stessa. Non è un thriller cupo, non è un dramma intenso. È una storia contemporanea su relazioni, ex che ritornano, ricerca di autenticità. Mi sono divertita a scriverlo, e questo mi spaventa. Perché se io mi sono divertita, significa che è meno serio? Meno valido? O semplicemente diverso?

Cosa è cambiato nel metodo

Tra “Fine semestre con delitto” e questo libro è trascorso un anno. Non solo come tempo cronologico, ma come approccio alla scrittura.

Allora scrivevo di notte, di getto, senza pianificare. Lasciavo che la storia si sviluppasse da sola, che i personaggi facessero quello che volevano. Era liberatorio ma caotico. Il risultato aveva energia ma poca struttura.

Con “Quel giorno al supermercato” sono andata all’estremo opposto. Schemi dettagliati, timeline precise, ogni scena programmata. Il problema è che scrivere era diventato un compito da eseguire, non un processo creativo. La storia funzionava tecnicamente ma non respirava.

Per “Tornano tutte” ho cercato una via di mezzo. Ho pianificato la struttura generale: chi sono i personaggi, dove inizia la storia, dove deve arrivare. Ma ho lasciato spazio all’improvvisazione nella scrittura quotidiana. Giulia, la protagonista, ha preso vita pagina dopo pagina. Le sue battute, il suo modo di vedere il mondo, le sue insicurezze sono emerse scrivendo, non pianificando.

Ho anche imparato a non sovra-revisionare. La prima stesura l’ho lasciata riposare tre mesi prima di rileggerla. Quando sono tornata sul testo, ho tagliato quello che non funzionava e ho riscritto le scene deboli, ma ho resistito alla tentazione di sistemare ogni singola frase. Alcuni dialoghi sono rimasti grezzi perché quella goffezza li rendeva autentici.

Il cambiamento più grande è stato nella gestione delle aspettative. Non mi sono messa scadenze impossibili. Non mi sono convinta che questo libro avrebbe rivoluzionato la mia carriera. Ho solo cercato di scrivere la storia migliore che potevo scrivere in quel momento, sapendo che tra dieci anni probabilmente la scriverei meglio, ma non importa perché questa è la versione che esiste oggi.

Le speranze (quelle realistiche)

Non mi aspetto che “Tornano tutte” diventi un bestseller. Non mi aspetto che cambi la mia vita o che mi porti migliaia di lettori. Queste aspettative le avevo con i libri precedenti e sono state solo fonte di delusione.

Quello che spero è più semplice e concreto. Spero che chi lo leggerà si riconosca in Giulia, nella sua ricerca goffa di una relazione autentica, nel suo modo di usare l’ironia per proteggersi. Spero che qualcuno finisca il libro e pensi “sì, è esattamente così che ci si sente“. Non per tutti, non per migliaia di persone, ma per qualcuno.

Spero che il libro trovi i suoi lettori, anche se pochi. Che arrivi a chi ne ha bisogno in quel momento specifico. Che qualcuno lo consigli a un’amica dicendo “leggilo, ti piacerà“. Questo mi basta.

E spero, soprattutto, di non dovermi vergognare di questo libro tra cinque anni. Con “Fine semestre con delitto” provo imbarazzo quando lo rileggo. Con “Quel giorno al supermercato” provo frustrazione per quanto fosse meccanico. Con “Tornano tutte” spero di provare solo la normale distanza che si crea tra un autore e un’opera finita. Spero di poter dire “era quello che sapevo fare allora, ed era abbastanza“.

Verso febbraio

Tra poche settimane “Tornano tutte, tranne quella giusta” sarà disponibile. Giulia uscirà dal mio computer e diventerà accessibile a chiunque voglia leggerla. Non sarà più solo mia. E questa è la parte più difficile: lasciare andare il controllo, accettare che il libro esisterà nel mondo indipendentemente da me.

Non so come andrà. Non so se piacerà, se troverà lettori, se qualcuno lo consiglierà. Quello che so è che questa volta ho fatto le cose diversamente. Ho preso il tempo necessario senza diventare ossessiva. Ho scritto una storia che mi rappresenta senza cercare di impressionare. Ho accettato che non sarà perfetto, ma spero sia onesto.

Le paure restano. Anche le speranze. Ma stavolta ho imparato a convivere con entrambe, sapendo che fanno parte del processo. Pubblicare significa esporsi, rischiare, accettare che non tutto sarà come immaginavi. E va bene così.

Tornano tutte, tranne quella giusta” esce a febbraio 2026. Sarà disponibile per il preordine su Amazon nelle prossime settimane. Se volete seguire il percorso fino al lancio, gli aggiornamenti arriveranno qui sul blog e sui social.

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Allison Lister