5. Joanna degli incanti — Simona Lo Iacono (Guanda, 21 aprile)

Nuove storie: 5 romanzi in uscita ad aprile 2026 che vale la pena leggere

Aprile porta con sé una manciata di titoli che meritano attenzione, e quest’anno la selezione si muove tra il noir di provincia, l’horror domestico, il thriller letterario e la narrativa storica italiana. I cinque romanzi che abbiamo scelto non condividono un tema unico, ma hanno una qualità comune: ciascuno lavora sulla costruzione della tensione attraverso la voce dei personaggi, il dettaglio ambientale, il ritmo della frase. Li abbiamo letti, sfogliati, annotati. Ecco cosa ne pensiamo.

1. Omicidi Srl — Alessandro Robecchi (Sellerio, 8 aprile)

Robecchi torna alla Milano che conosce meglio: quella dei vicoli economici, delle partite IVA improbabili, dei mestieri che nessuno dichiara al commercialista. Il Biondo e Quello con la cravatta — due killer professionisti già noti ai lettori della serie — ricevono un incarico da sei zeri: eliminare un giovane ereditiero americano trasferitosi a Milano, Gianguido Howard Tossini De Coullier, che sta per entrare in possesso di una fortuna amministrata fino a quel momento dal nonno materno, un mercante d’arte detestabile e meticoloso.

La novità, questa volta, è l’ingresso di una terza figura nell’azienda: Francesca Aroldi, collega stimata, che il Biondo vuole coinvolgere nel lavoro. Attorno a questa scelta ruota uno dei conflitti più divertenti del romanzo, perché nell’azienda si scontrano due visioni del mestiere: da una parte, la pianificazione scientifica del delitto perfetto, fatta di sopralluoghi, dossier e tempistiche cronometrate; dall’altra, l’improvvisazione, il free jazz dell’omicidio, la convinzione che il piano migliore sia proprio l’assenza di un piano.

Robecchi scrive un poliziesco al contrario, dove la storia è raccontata dal punto di vista di chi il delitto lo compie, e lo fa con una lingua rapida, ironica, stratificata. La Milano che costruisce è quella di sempre — la città che si presenta lucida e attrattiva nei quartieri centrali e che nelle periferie trattiene chi i soldi non li ha, e li cerca dove può. Il risultato è una crime comedy con le unghie, dove l’umorismo nero non è mai decorativo, ma funzionale alla critica.

Per chi: Chi ama il noir italiano con l’intelligenza della satira sociale.

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2. I morti hanno sempre ragione — Raul Montanari (Baldini+Castoldi, 14 aprile)

Andrea Defendi ha ventotto anni, vive a Milano e riceve una notizia che gli cambia la traiettoria della giornata, del mese, forse dell’intera vita: i suoi genitori, trasferitisi nel 2020 dalla città a un paesino di montagna, sono morti per avvelenamento da funghi. La versione ufficiale parla di incidente. Andrea non ci crede.

Da questa premessa si sviluppa un romanzo che ha la struttura del giallo investigativo, ma la temperatura emotiva del romanzo di formazione — perché Andrea, per indagare, deve prima di tutto tornare in un luogo che non ha mai davvero conosciuto, un paese piccolo dove i muri hanno memoria e le persone parlano con cautela. L’aiuto gli arriva da don Carlo, il prete del paese, figura ambigua e lucida, e poi dal vicino di casa Luca e dalla sua ex, Miriam, che introduce nella storia un legame sentimentale discreto, mai ostentato.

Montanari lavora bene sulla lentezza. Le pagine dedicate alla montagna — i sentieri, l’odore dell’erba bagnata dopo la pioggia, il rumore dei passi sulla ghiaia la sera — costruiscono un ambiente che non è sfondo, ma elemento attivo della trama. Il paese ha i suoi segreti, e Montanari li distribuisce con la parsimonia di chi sa che il lettore, a un certo punto, vorrà girarsi a guardare indietro per verificare se aveva già capito tutto.

Per chi: Chi cerca un giallo lento, preciso, radicato in un’Italia di provincia che raramente finisce nei romanzi.

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3. L’altra mamma — Josh Malerman (Giunti Editore, aprile 2026)

Bela ha otto anni e ogni sera, dopo che la luce della cameretta si spegne, dall’armadio emerge qualcuno. Lei la chiama “l’altra mamma.” All’inizio era una presenza gentile, una voce che parlava al buio, una sagoma che qualche volta galleggiava sopra il letto. Poi l’altra mamma ha cominciato a fare una domanda, sempre la stessa, con una frequenza che aumentava ogni notte: «Posso entrare nel tuo cuore?»

Malerman — l’autore di Bird Box — costruisce un horror domestico che funziona perché lavora sullo spazio chiuso: la casa, le stanze, il corridoio tra la camera di Bela e quella dei genitori. Gli incidenti attorno alla casa si moltiplicano. I genitori di Bela notano qualcosa, ma le loro spiegazioni razionali si esauriscono pagina dopo pagina, finché la bambina capisce che, se non risponde “sì” alla domanda dell’altra mamma, le conseguenze ricadranno sulla famiglia intera.

L’aspetto più efficace del romanzo è il punto di vista: Bela non ha il vocabolario per descrivere ciò che le accade, e questo scarto tra esperienza e linguaggio genera un disagio costante nel lettore, che sa più della protagonista, ma non abbastanza. L’adattamento cinematografico con Jessica Chastain è già in produzione, il che racconta qualcosa sulla forza visiva di questo testo, ma il libro funziona meglio sulla pagina, dove il silenzio tra una scena e l’altra pesa più di qualsiasi effetto speciale.

Per chi: Chi ama l’horror psicologico e non ha paura di guardare dentro un armadio aperto.

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4. Il finale si scrive da sé — Evelyn Clarke (Mondadori, 14 aprile)

Evelyn Clarke è lo pseudonimo dietro cui si nascondono V.E. Schwab e Cat Clarke, due autrici che hanno deciso di scrivere a quattro mani un thriller letterario ambientato in Scozia, su un’isola privata dove sei scrittori vengono invitati per un ritiro creativo di settantadue ore. L’obiettivo dichiarato: scrivere il finale del romanzo che li ha resi celebri. L’obiettivo reale, naturalmente, è un altro.

Il meccanismo è quello della camera chiusa — un’isola, un gruppo ristretto, un tempo limitato — ma la scrittura di Schwab e Clarke lo piega verso il meta-letterario. I sei scrittori discutono di trama, di struttura, di finali possibili, e intanto la trama del romanzo che stiamo leggendo si muove in direzioni che contraddicono le loro teorie. Il gioco è doppio: il thriller tiene il lettore incollato alla pagina — ci sono sospetti, un evento che cambia tutto a pagina centocinquanta, e al tempo stesso una riflessione sul processo creativo, sulle aspettative del lettore, sul rapporto tra autore e personaggio.

La lingua è precisa, calibrata, con un ritmo che alterna dialoghi rapidi a descrizioni dettagliate dell’isola — le scogliere, la pietra grigia delle mura, il vento che sposta i fogli lasciati aperti sul tavolo della biblioteca. Il fatto che le due autrici abbiano lavorato insieme si avverte nella varietà delle voci: ogni scrittore del gruppo ha un registro proprio, riconoscibile, che permette al lettore di seguire le dinamiche senza perdersi.

Per chi: Chi ama i thriller intelligenti e le storie che parlano di storie.

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5. Joanna degli incanti — Simona Lo Iacono (Guanda, 21 aprile)

Palermo, Seicento. Joanna è una monaca carmelitana rinchiusa nelle prigioni della Santa Inquisizione. Non sa perché l’hanno arrestata, e il romanzo comincia proprio da questa assenza di informazione, da questo vuoto che la protagonista riempie con il racconto della propria vita — l’infanzia difficile, gli anni di formazione, l’incontro con i libri, e poi l’impresa impossibile: aprire una casa editrice.

Simona Lo Iacono, che nella vita è magistrato, scrive con la precisione di chi è abituata a lavorare sui fatti e con la libertà di chi sa che la ricostruzione storica, per funzionare sulla pagina, ha bisogno di immaginazione. Joanna racconta la sua storia a un compagno di cella, e questo espediente narrativo — il dialogo tra due persone chiuse in uno spazio ristretto — conferisce al romanzo un ritmo serrato che non si interrompe fino all’ultima pagina.

La Palermo seicentesca che Lo Iacono ricostruisce è fatta di dettagli materiali: i tessuti, i colori delle facciate, il rumore delle ruote dei carri sulle pietre, l’odore dell’inchiostro nella bottega dove Joanna impara a stampare. La scrittura è densa, costruita su frasi lunghe che si aprono e si chiudono con una musicalità controllata, e il tema di fondo — il rapporto tra conoscenza e potere, tra parola scritta e autorità religiosa — arriva al lettore contemporaneo senza bisogno di attualizzazioni forzate.

Per chi: Chi ama la narrativa storica italiana e le protagoniste che combattono con le idee.

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Tutti i titoli sono disponibili in libreria e negli store digitali a partire dalle date indicate. Prezzi e formati variano a seconda dell’editore. Buone letture.

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Allison Lister