
Dietro le quinte del lancio: cosa succede il giorno dopo
Il libro è uscito ieri. È online. La gente lo sta comprando. Alcuni lo stanno già leggendo.
E io sono qui, seduta sul divano in pigiama alle due del pomeriggio, a fissare il soffitto chiedendomi cosa dovrei fare adesso.
Nessuno ti prepara al giorno dopo il lancio. Ti preparano al prima: le revisioni infinite, i margini sbagliati, la copertina da rifare sette volte, l’ansia crescente man mano che la data si avvicina. Ti preparano al giorno stesso: i post sui social, i messaggi agli amici, il refresh ossessivo della pagina Amazon per vedere se qualcuno ha comprato.
Ma il giorno dopo? Silenzio. Niente. Il vuoto.
Il crash emotivo
Ieri ero su di giri. Adrenalina pura. Controllavo le notifiche ogni trenta secondi, rispondevo ai messaggi di auguri, guardavo i numeri salire (piano, ma salire). Mi sentivo viva, presente, parte di qualcosa.
Stamattina mi sono svegliata e la prima cosa che ho pensato è stata: “Ah.”
Non “che bello, il mio libro è fuori”. Non “chissà quante copie ho venduto stanotte”. Solo “Ah.” Seguito da un vago senso di vuoto nello stomaco che non c’entra niente con la fame.
È il crash. Quello che viene dopo l’adrenalina. Quando il corpo capisce che l’emergenza è finita e decide di presentarti il conto di tutte le notti insonni, dello stress accumulato, delle emozioni tenute a bada per settimane.
Mi sono fatta un caffè. Ho controllato Amazon. Tre copie vendute durante la notte. Ho pensato: “Tutto qui?” Poi mi sono odiata per averlo pensato, perché tre persone hanno speso soldi per leggere qualcosa che ho scritto io, e dovrei essere grata, e lo sono, ma anche.
Ma anche.
Il vuoto del “e adesso?”
Per mesi la mia vita ha avuto un obiettivo chiaro: finire il libro. Pubblicare il libro. Lanciare il libro.
Ogni decisione ruotava intorno a quello. “Esco stasera?” Dipende, devo finire quel capitolo. “Guardo una serie?” No, devo controllare l’impaginazione. “Dormo?” Magari dopo aver sistemato quella scena che non mi convince.
E adesso? Adesso il libro è fuori. L’obiettivo è raggiunto. La montagna è scalata.
E io sono in cima, guardo il panorama, e penso: “Ok. E adesso che faccio?“
È una sensazione strana. Non è tristezza, non esattamente. È più come quando finisci una serie TV che ti ha tenuto compagnia per mesi e all’improvviso non sai cosa guardare. Quel senso di “mi manca qualcosa” che non riesci a definire.
Mi manca l’ossessione, credo. Mi manca avere qualcosa che occupava ogni angolo del cervello. Mi manca Giulia, in un certo senso, anche se Giulia adesso è là fuori, nelle mani di chi la sta leggendo.
Tornare alla vita normale
La cosa più surreale del giorno dopo è che la vita normale continua. Non si ferma per farti elaborare.
Stamattina ho fatto la lavatrice. Ho risposto alle email di lavoro. Ho pagato una bolletta. Ho guardato il frigo vuoto e ho pensato che dovrei fare la spesa.
Ieri ho pubblicato un libro. Oggi devo comprare il latte.
C’è qualcosa di brutale in questo, ma anche di confortante. Il mondo va avanti. Tu vai avanti. Il libro esiste indipendentemente da te, vive la sua vita, incontra i suoi lettori. E tu torni a fare le cose normali che fanno le persone normali.
Ho provato a scrivere qualcosa di nuovo, stamattina. Ho aperto un documento vuoto, ho fissato il cursore che lampeggiava, e dopo dieci minuti l’ho richiuso. Non oggi. Oggi il cervello è in modalità risparmio energetico.
Ho guardato un episodio di una serie che avevo abbandonato mesi fa. Mi sono sentita in colpa per circa tre minuti, poi mi sono ricordata che non devo più finire niente, non devo più correre, non c’è più una deadline.
È stata la cosa più rilassante e terrificante allo stesso tempo.
Le cose che nessuno ti dice
Nessuno ti dice che dopo aver pubblicato un libro ti sentirai vuota.
Nessuno ti dice che controllerai le recensioni ogni ora anche se sai che è troppo presto perché qualcuno abbia già finito di leggere.
Nessuno ti dice che guarderai i numeri delle vendite e non saprai mai se sono buoni o cattivi, perché non hai termini di paragone, e comunque qualsiasi numero ti sembrerà troppo basso.
Nessuno ti dice che avrai voglia di chiedere a ogni persona che conosci “l’hai comprato? l’hai letto? ti è piaciuto?” ma non lo farai perché sai che è patetico, quindi aspetterai in silenzio sperando che qualcuno te ne parli spontaneamente.
Nessuno ti dice che il giorno dopo il lancio è più difficile del giorno del lancio.
Ma forse è normale. Forse è il prezzo da pagare per aver messo qualcosa di tuo nel mondo. Forse domani andrà meglio, o dopodomani, o la settimana prossima.
E quindi?
E quindi niente. Questo post non ha una conclusione illuminante, una lezione imparata, un messaggio positivo da portare a casa.
È solo il resoconto onesto di come ci si sente il giorno dopo aver pubblicato un libro: vuoti, stanchi, vagamente persi, grati ma anche spaventati, felici ma anche tristi.
Se avete comprato “Tornano tutte, tranne quella giusta“, grazie. Sul serio. Ogni singola copia conta, ogni singola persona che legge Giulia mi fa sentire meno sola in questo vuoto post-lancio.
Se non l’avete ancora comprato, lo trovate qui. Ebook a 3,99€, cartaceo a 12,99€. Giulia vi aspetta, con tutti i suoi casini e le sue ex che tornano al momento sbagliato.
E se l’avete già letto e vi è piaciuto, lasciate una recensione. Non per me (ok, anche per me), ma perché aiuta il libro a farsi trovare, e aiuta altri lettori a decidere se fa per loro.
Io intanto vado a fare la spesa. Il latte non si compra da solo.
E forse, già che ci sono, prendo anche del gelato. Per ogni evenienza.
