Festivaletteratura 2026

Festivaletteratura 2026: trent’anni di Mantova città della letteratura

Dal 9 al 13 settembre 2026 Mantova torna a riempirsi di lettori, e la ricorrenza le conferisce un peso particolare, perché quella che si apre mercoledì è la trentesima edizione di Festivaletteratura, la manifestazione che dal 1997 ha trasformato una città lombarda di sessantamila abitanti nel luogo dove, per cinque giorni, la letteratura occupa piazze, chiostri, cortili e teatri con la naturalezza di una consuetudine ormai radicata.

Vale la pena ricordare da dove è partito tutto, perché la storia del festival aiuta a capire perché sia diventato un modello. Nel 1997 un gruppo di otto cittadini, tra cui Luca Nicolini ed Enrico Cassanelli, decise di importare a Mantova la formula del festival letterario di Hay-on-Wye, la cittadina gallese diventata celebre per le sue librerie e per il festival di libri che vi si teneva ogni anno. La prima edizione andò in scena dal 4 al 7 settembre 1997, con appena trentacinque ospiti: eppure tra quei nomi comparivano scrittori come Patrick McGrath, David Grossman, Doris Lessing e Hans Magnus Enzensberger, e il successo fu immediato. Da quel primo esperimento sono passati trent’anni, e Festivaletteratura è diventato uno degli appuntamenti più importanti del calendario editoriale italiano, oltre che il riferimento a cui guardano molte manifestazioni nate dopo.

La cifra che descrive l’edizione del trentennale è netta: oltre trecento autrici e autori attesi da ogni parte del mondo. L’elenco degli ospiti attraversa generazioni, lingue e discipline. Ci sono voci italiane molto note al grande pubblico, da Niccolò Ammaniti a Sandro Veronesi, da Alessandro Barbero a Bianca Pitzorno, accanto a Luciana Littizzetto e al cardinale Matteo Zuppi. Ci sono autori internazionali di primo piano come Emmanuel Carrère, Daniel Pennac, Amitav Ghosh, Siri Hustvedt, Irvine Welsh, Lea Ypi e Douglas Stuart. E accanto ai narratori arrivano figure che il festival mette da sempre in dialogo con la letteratura, come Tim Berners-Lee, l’informatico britannico che ha inventato il World Wide Web, o come Gisèle Pelicot, diventata un simbolo pubblico dopo il processo che ha portato il suo nome sulle prime pagine di tutta Europa.

Gli organizzatori hanno raccontato lo spirito di questa edizione con una formula che conviene citare per intero, perché dice molto del carattere della manifestazione: «Far vivere Mantova di letteratura per cinque giorni l’anno è l’utopia felice che il Festival da trent’anni rende possibile con determinazione e un po’ di sconsideratezza». La stessa presentazione ricorda che il primo volantino distribuito in città, nel 1997, proclamava Festivaletteratura «manifestazione all’insegna del divertimento culturale», e che proprio l’idea di divertimento, intesa come volontà di uscire dalla strada battuta e cambiare direzione, ha guidato il festival lungo tutta la sua storia.

Il programma del 2026 si organizza attorno ad alcuni nuclei tematici dichiarati. Si parlerà di identità e appartenenza, in un tempo in cui, come scrivono gli organizzatori, «sempre più spesso ci sentiamo stranieri», e di che cosa significhi avere trent’anni oggi, in un cortocircuito voluto tra l’età del festival e l’età di chi si affaccia adesso alla vita adulta. Ci sarà spazio per il mistero dell’Universo e del vivente, per la potenza delle nuove tecnologie e per la domanda, tutt’altro che retorica, se quella potenza sia ancora controllabile. E ci sarà la volontà di leggere il presente senza semplificarlo, entrando nei nuovi conflitti di classe e provando a immaginare futuri ancora possibili.

Per un lettore che frequenta la narrativa di genere, e in particolare l’orrore e il fantastico, l’edizione del trentennale offre un motivo di interesse in più. Il festival ha scelto due numi tutelari, due autori del passato a cui affidare la propria bussola: Ippolito Nievo, per la sua passione letteraria onnivora, e Howard Phillips Lovecraft, per la fascinazione oscura verso l’ignoto. La presenza di Lovecraft tra i riferimenti di una manifestazione così ampia conferma quanto la letteratura del perturbante, dell’inquietudine e di ciò che sfugge alla ragione sia ormai parte integrante del discorso culturale, ben oltre la nicchia degli appassionati. Chi ama questo territorio narrativo troverà nell’edizione mantovana una conferma di quel percorso, sul quale mi soffermo spesso anche nelle mie letture dedicate al perturbante e nella selezione delle uscite di settembre tra orrore, thriller e distopia.

C’è una simmetria che rende ancora più interessante il ritorno di questi temi. Alla prima edizione del 1997 era presente Patrick McGrath, uno dei nomi maggiori del gotico contemporaneo, e trent’anni dopo il festival sceglie Lovecraft come guida ideale: il filo che unisce l’inquietudine, la casa infestata, il segreto di famiglia e l’orrore cosmico attraversa quindi l’intera parabola della manifestazione, dall’inizio fino a questo compleanno.

Accanto agli incontri con gli autori, il trentennale si annuncia come un’edizione di festa, con musica dai balconi, parate per le vie del centro, racconti scritti in trenta parole e piccoli musei etnografici improvvisati. È la parte più leggera e giocosa di un festival che, pur avendo raggiunto una dimensione internazionale, continua a difendere la propria origine popolare, fatta di persone che si accalcano attorno a uno scrittore in un cortile e ascoltano.

Per chi scrive e per chi legge, Festivaletteratura resta un osservatorio prezioso: mostra quali autori l’editoria italiana e internazionale considera centrali, quali temi ritiene urgenti e quali forme del racconto stanno guadagnando terreno. Seguire da vicino un appuntamento del genere, anche a distanza, è un modo per capire dove sta andando la letteratura, e per portare qualcosa di quel movimento nel proprio lavoro. Il programma completo e le informazioni pratiche sono disponibili sul sito ufficiale della manifestazione, all’indirizzo festivaletteratura.it.

Commenta

Allison Lister