La classe che non c’era

La classe che non c’era

Anni Cinquanta. Trent’anni, convalescente. Il primo giorno in una scuola che non conosce.

La stanza 14 dovrebbe essere dietro l’angolo. Invece i corridoi si moltiplicano, le porte cambiano numero, nulla resta dove dovrebbe.
Una palestra al posto di un'aula. Un bar pieno di liceali che bevono. Un clown col trucco a metà fa un inchino. In un'aula piena di bambini silenziosi, un cane occupa la cattedra.
La preside registra l'irregolarità con tono burocratico.
Intanto la febbre torna come un odore di ferro sulla lingua. Cercare la classe diventa inseguire una forma che si sposta da sola.

Aprì una porta qualsiasi, perché i numeri non le davano tregua. Dietro, una classe immobile: bambini troppo piccoli, mani giunte sui banchi. Alla cattedra, un cane la fissava, dritto sulla sedia, paziente come un maestro.

 

La classe che non c'era è un racconto breve di horror psicologico: una discesa lucida nel labirinto della percezione, tra burocrazia e allucinazione, dove l'architettura sembra conoscere il corpo meglio di chi lo abita.

Un racconto nato da un sogno ricorrente durante la convalescenza. Corridoi che si allungano, stanze che cambiano numero, una logica di febbre seguita fino alla fine senza spiegazioni. L'edificio è un corpo, la scuola è una mente, la ricerca della classe è la ricerca di sé.

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Per chi ama

    • Architetture impossibili e corridoi senza fine

    • Horror psicologico senza jump scare

    • Narrazioni oniriche con radici nel reale

    • Kafka, Shirley Jackson, Cortázar

Malattia, morte fuori scena, smarrimento percettivo

«La classe che non c’era» è un racconto che costruisce una forma di dispersione.
La protagonista attraversa spazi che si moltiplicano e tempi che si piegano su sé stessi; eppure tutto resta rigorosamente composto, come un rito.
Sotto la superficie ordinata si percepisce un dolore fisico e mentale, la traccia di una convalescenza che non si chiude mai.
La scrittura alterna freddezza e febbre, controllo e perdita, restituendo con esattezza quella zona incerta in cui la realtà smette di obbedire.
Un testo che non consola, ma che illumina con una calma inquieta.»

Allison Lister