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Self-publishing: farsi trovare su Amazon tra categorie, parole chiave e ricerca semantica

Chi pubblica in autonomia conosce bene il momento in cui il manoscritto diventa finalmente un file pronto per la vendita: la copertina è al suo posto, la scheda è compilata, il prezzo fissato. Poi arriva la domanda che decide quasi tutto il resto, e cioè se qualcuno riuscirà mai a incontrare quel libro dentro il catalogo sterminato di Amazon, dove ogni giorno vengono caricati migliaia di nuovi titoli. La visibilità di un romanzo autopubblicato dipende in larga parte da due leve tecniche che l’autore controlla per intero, le categorie e le parole chiave, e da un cambiamento profondo nel modo in cui il negozio interpreta le ricerche dei lettori. Il momento della vendita è quello in cui il lavoro solitario della scrittura incontra il mercato, e vale quanto le settimane di preparazione descritte nel piano di lancio di un romanzo autopubblicato.

La regola del 3 più 7

Il sistema di Kindle Direct Publishing si regge oggi su una struttura che vale la pena imparare a memoria. Per ogni formato pubblicato, quindi separatamente per l’ebook, per il cartaceo e per l’eventuale copertina rigida, l’autore può assegnare fino a tre categorie di navigazione e compilare sette campi per le parole chiave, ciascuno lungo al massimo cinquanta caratteri, spazi compresi. Poiché ogni formato è una scheda a sé, un titolo disponibile in tre versioni può occupare fino a nove posizioni nell’albero delle categorie, una possibilità che molti trascurano perché compilano una sola scheda e dimenticano le altre.

Un dettaglio storico aiuta a capire perché questa impostazione conta più di un tempo. Fino al 2023 le categorie visibili nella dashboard erano soltanto due, e per aggiungerne altre, fino a dieci, occorreva scrivere all’assistenza indicando i codici desiderati. Quella procedura è stata eliminata: Amazon non accetta più richieste manuali di questo tipo, perché la selezione è passata interamente nelle mani di chi pubblica. La scelta si fa durante il caricamento oppure in un secondo momento dalla Bookshelf, aprendo i tre puntini accanto al titolo, poi Modifica dettagli e infine il selettore che mostra l’albero completo dei generi. Ogni modifica resta reversibile e diventa effettiva, di norma, entro quarantotto o settantadue ore.

Scegliere le categorie senza illusioni

La tentazione più comune consiste nel puntare alle categorie più ampie e popolate, quelle che ogni giorno registrano il maggior numero di vendite, nella convinzione che un bacino grande porti più lettori. Il ragionamento andrebbe rovesciato con calma: in una categoria enorme un esordiente autopubblicato compete con i grandi marchi editoriali e resta invisibile, mentre in una sottocategoria più stretta e coerente con il contenuto del libro le probabilità di comparire fra i primi risultati, e magari di guadagnare la fascetta di bestseller di categoria, aumentano in modo concreto. Per un romanzo queer di ambientazione contemporanea, per esempio, ha senso preferire i rami specifici della narrativa LGBTQ rispetto al calderone generalista della narrativa contemporanea, dove il titolo scomparirebbe nel giro di poche ore.

La regola pratica che conviene adottare è la coerenza prima dell’ambizione: le tre categorie dovrebbero descrivere davvero il libro, non il libro che si sarebbe voluto scrivere. Un lettore che arriva a una scheda dopo aver seguito il ramo giusto è un lettore predisposto, e la predisposizione si traduce in recensioni più generose e in un tasso di restituzione più basso.

Le parole chiave non sono i tag

I sette campi delle parole chiave lavorano in modo diverso dalle categorie e vanno riempiti con altrettanta cura. Ripetere il titolo, il nome dell’autore o i termini già presenti nelle categorie è uno spreco, perché quelle informazioni Amazon le possiede già; i cinquanta caratteri di ogni campo rendono di più quando ospitano espressioni intere, del tipo che un lettore digiterebbe davvero nella barra di ricerca, come «romanzo horror ambientato in montagna» oppure «thriller psicologico protagonista donna». Conviene pensare per frasi e non per singole parole isolate, perché è così che le persone cercano, e conviene evitare superlativi promozionali e termini vietati dalle linee guida, come i riferimenti a gratuità, classifiche o marchi altrui, che rischiano di far sospendere la scheda.

Quando l’algoritmo comincia a leggere come un lettore

Fin qui la parte stabile del mestiere. La novità degli ultimi due anni riguarda invece il motore che smista le ricerche, e cambia il modo in cui categorie e parole chiave vanno pensate. Al vecchio meccanismo, che accoppiava le stringhe digitate con quelle inserite nella scheda, Amazon ha affiancato dal 2024 un sistema chiamato COSMO, sigla di Common Sense Knowledge Generation and Serving System, un modello che ricava dal comportamento d’acquisto delle relazioni di senso comune fra i prodotti e prova a cogliere l’intenzione che sta dietro una richiesta, oltre alle parole che la compongono. Sopra questo strato semantico si muove Rufus, l’assistente conversazionale basato su intelligenza artificiale integrato nell’app e nel sito, che risponde a domande formulate in linguaggio naturale suggerendo titoli a partire da ciò che il lettore intende ottenere, al di là della combinazione esatta di caratteri che ha scritto.

Per chi si autopubblica la conseguenza è precisa. La descrizione del libro, a lungo considerata un semplice riassunto commerciale, diventa il testo che questi sistemi leggono per collocare l’opera nel loro schema di significati; una quarta di copertina scritta con proprietà, che nomina il genere, l’ambientazione, il tono e il tipo di lettore a cui si rivolge, aiuta il motore a proporre il romanzo alle persone giuste anche quando queste non ne conoscono il titolo. Le sette parole chiave restano importanti, ma smettono di essere una lista di esche e diventano un modo per confermare, in linguaggio umano, ciò che la scheda già racconta. È lo stesso terreno su cui si giocano i riconoscimenti pensati per chi pubblica in proprio, come il premio Kindle Storyteller, dove la reperibilità di un titolo pesa sul suo destino quanto la qualità della pagina.

Un lavoro da rivedere, non da dimenticare

Categorie e parole chiave non sono una formalità da sbrigare una volta sola al momento della pubblicazione. Poiché entrambe restano modificabili in qualsiasi momento e con effetto rapido, conviene rileggerle dopo qualche settimana di vendite, osservare in quali sezioni il libro respira e in quali resta immobile, e correggere di conseguenza. È un lavoro artigianale e paziente, coerente con il resto dell’autopubblicazione e con la logica di una piccola realtà indipendente come Subway Press, dove ogni scelta editoriale, dal titolo alla distribuzione, resta nelle mani di chi scrive. Su questo intreccio fra scrittura e distribuzione torneremo ancora, perché è la parte del mestiere che i corsi raccontano di rado e che si impara soltanto pubblicando.

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Allison Lister