
Cecilia Rita esordisce con NN Editore nella collana Le Fuggitive. Il suo romanzo è entrato il primo aprile nella dozzina del Premio Strega 2026.
Per chi ha amato Affamata di Melissa Broder, Atti di sottomissione di Megan Nolan, Crisalide di Anna Metcalfe.
Mantide affascina e spiazza, nel bene e nel male.
Mantide è un romanzo che cattura da subito, grazie alle sue tematiche forti e attuali. Cecilia Rita, classe 1999, originaria di Recanati, oggi divisa fra le Marche e Torino dove studia Culture moderne comparate, esordisce con NN Editore nella collana Le Fuggitive: 256 pagine pubblicate nell’estate 2025 entrate il primo aprile nella dozzina del Premio Strega 2026, l’edizione dell’ottantesimo anniversario.
L’autrice arriva con un percorso formativo mirato — biennio Original – college scrivere della Scuola Holden di Torino, premio della critica a Opening Doors 2023 — e con una candidatura allo Strega che apre la stagione editoriale dei dodici. Andrea Tarabbia, sulla quarta di copertina, ha scelto tre aggettivi che restano: «duro, potente, pieno di immaginazione».
Il libro si apre con una visione grottesca: il giardino di casa è ricoperto di rane morte, immagine che introduce subito la materia del romanzo (la morte, la gestione del lutto, il senso di colpa). La protagonista è Mia, ventisette anni, che fa un lavoro particolare: è una moderatrice del web. Vede in continuazione contenuti inappropriati mescolati a dolore, morte, accanimento su sé stessi o sugli altri. Da quando il suo ex fidanzato Ruben è morto in circostanze tragiche, folgorato dentro una vasca da bagno al termine di una relazione lunga dieci anni e segnata da ricatti emotivi, Mia vive sospesa fra apatia e psicofarmaci. Le restano gli amici Dennis e Miriam.
È proprio durante una giornata di lavoro che incontra un video che la lascia sorpresa: il video di Sofia, una ragazza che le somiglia moltissimo e che tenta il suicidio gettandosi da un ponte. Quell’immagine sconvolgente apre le porte a una sete di conoscenza che la porterà più vicina alla vita di Sofia, attraverso le persone che la circondano: il fidanzato Lapo, musicista in ascesa, e l’amica Margot, escort e ballerina in un night club, anche lei legata sentimentalmente a Sofia. Con entrambi Mia costruisce un legame fisico e affettivo, in un percorso che la porta a un patto di sorellanza con Miriam e Margot, una piccola comunità di donne fuori dagli schemi.
Il racconto procede per momenti e attimi, fra dolore cupo e sordo, in bilico fra realtà e ricordi (veri o errati), alterazioni e visioni. A questi però si alternano attimi di leggerezza dove ci si sorprende a sorridere: situazioni strane, dai significati nascosti e meno nascosti, che modulano il registro generale del libro.
In un articolo pubblicato sul portale ilLibraio.it il 20 settembre 2025, Cecilia Rita ha indicato in modo esplicito le tre matrici che sostengono Mantide: Wittgenstein, Natalia Ginzburg, David Foster Wallace.
Da Wittgenstein arriva l’esperimento mentale del coleottero, dalle Ricerche filosofiche: ognuno dice di sapere che cos’è un coleottero osservando solo il proprio, dentro una scatola che gli altri non possono vedere. Rita prende la metafora e la applica al senso di colpa femminile, per descriverlo come categoria fluida, lontana dall’archetipo statico cui spesso viene ridotto.
Da Natalia Ginzburg recupera l’immagine del «pozzo profondo» comparsa in un articolo del 1948: la sofferenza sconfinata che le donne, nella riflessione di Ginzburg, frequenterebbero più degli uomini, troppo concentrati a identificarsi con il proprio lavoro. Rita riprende la pagina e la corregge, perché ha l’impressione che oggi siano molte le donne capaci di trascinare nel pozzo anche i loro uomini, e che l’equazione della cura e della colpa stia cambiando di segno per l’intera generazione nata alla fine degli anni Novanta.
Da David Foster Wallace, infine, trae la nota 269 di Infinite Jest, dove un personaggio si chiede che cosa, alla fin fine, possa definirsi abuso: il padre abile in tutto trascura di insegnare al figlio le proprie competenze, e il figlio cresce sentendosi inadeguato di fronte all’idea di virilità ricevuta. È da qui che parte la voce di Mantide: una voce in cui le distanze fra vittime e carnefici si fanno scivolose, e l’inadeguatezza diventa il filo che lega Mia, Ruben, Sofia, Lapo, Margot.
Nonostante il peso dei temi trattati — violenza, lutto, senso di colpa, ricerca dell’identità — il romanzo non rinuncia a momenti di ironia e leggerezza, con dialoghi vividi, personaggi definiti e situazioni grottesche che strappano persino un sorriso. La scrittura è moderna, impregnata di un disagio generazionale autentico e riconoscibile. È vera, cruda, ma a tratti vuole fare troppo.
Da adolescente, o anche solo qualche anno fa, l’avrei trovata irresistibile, una voce fuori dal coro capace di parlare direttamente alla mia inquietudine. Oggi, con uno sguardo più maturo, alcuni passaggi mi paiono un po’ forzati: il romanzo si concentra sul ribadire la diversità dei propri personaggi più del necessario, si compiace del suo essere fuori dagli schemi, tende a strafare con metafore e orpelli anche dove non sarebbero serviti.
NN Editore ha collocato Mantide in Le Fuggitive, la stagione editoriale dedicata a voci femminili che attraversano i propri legami e i propri lutti senza chiedere il permesso al canone. Nelle pagine vicine al romanzo di Cecilia Rita stanno Affamata di Melissa Broder, Atti di sottomissione di Megan Nolan, Ragazze perbene di Olga Campofreda, Crisalide di Anna Metcalfe, Acqua salata di Jessica Andrews. La scelta di inserire un’esordiente italiana in una collana così connotata sul piano internazionale è una posizione editoriale che vale la pena riconoscere.
Il libro è in libreria a 17 euro nell’edizione cartacea (256 pagine, ISBN 9791255750987), disponibile anche in ebook con DRM sociale. Per chi acquista su Amazon: Mantide di Cecilia Rita.
La dozzina dello Strega è stata annunciata il primo aprile 2026 sul sito ufficiale del premio. La cinquina dei finalisti verrà comunicata il 3 giugno, e la serata conclusiva è fissata per l’8 luglio in Campidoglio, in diretta su Rai 3, in occasione dell’ottantesima edizione del riconoscimento.
Nel mezzo di queste due scadenze si colloca il Salone Internazionale del Libro di Torino, in programma al Lingotto Fiere da giovedì 14 maggio a lunedì 18 maggio, con direzione di Annalena Benini e tema Il mondo salvato dai ragazzini da Elsa Morante. Il programma include nove sezioni curate da intellettuali e scrittori, fra cui la sezione Romanzo affidata ad Alessandro Piperno e la sezione Editoria curata da Teresa Cremisi: chi viaggia fino a Torino per conoscere gli esordi della stagione troverà NN Editore fra gli editori indipendenti presenti in fiera.
Mantide affascina e spiazza, nel bene e nel male. Un debutto che conferma la forza delle Fuggitive, aggiungendo una voce nuova, capace di parlare soprattutto ai più giovani, a chi ancora cerca di definirsi in un mondo che pretende sempre qualcosa in più, in particolare dalle donne — quelle donne che, se non salvano, se non curano, vengono viste come mantidi. Per chi conserva la rubrica Sul mio lavoro come bussola sugli esordi italiani, Cecilia Rita rappresenta la voce su cui tornare nei prossimi mesi.